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Sergio Santoro a 360 gradi sulla politica che va cambiata. E il riferimento ad Aldo Moro

In una intervista esclusiva al direttore di Bee Magazine, Mario Nanni, decano dei notisti parlamentari italiani, una vita al politico dell’Ansa, Sergio Santoro ex Presidente del Consiglio di Stato, racconta la sua campagna elettorale di candidato del Centro Destra al Senato del Lazio, ripercorrendo il suo passato e immaginando il futuro di questo Paese.

di Mario Nanni
Mercoledì 21 Settembre 2022
Roma - 21 set 2022 (Prima Pagina News)

In una intervista esclusiva al direttore di Bee Magazine, Mario Nanni, decano dei notisti parlamentari italiani, una vita al politico dell’Ansa, Sergio Santoro ex Presidente del Consiglio di Stato, racconta la sua campagna elettorale di candidato del Centro Destra al Senato del Lazio, ripercorrendo il suo passato e immaginando il futuro di questo Paese.

-Presidente Santoro, evito i preamboli e Le domando subito: come mai ha deciso di cimentarsi in questa campagna elettorale?

"Ho deciso di accettare la richiesta di Maurizio Lupi, essendo io già inserito nel suo partito come presidente del comitato dei probiviri ed avendo oltretutto partecipato a tutta la vita di Noi con l’Italia dalla sua fondazione ad oggi.

Inoltre, la mia storia istituzionale mi vede iscritto al movimento giovanile della Democrazia Cristiana insieme a Lorenzo Cesa a metà anni ‘70 quando frequentavo la FUCI – Federazione Universitaria Cattolica Italiana – e studiavo giurisprudenza.

Anzi, appena laureato a 22 anni, dopo avere intrapreso la carriera di procuratore e avvocato dello Stato e poi di magistrato amministrativo, sono stato a 36 anni di età capo di gabinetto di un grande leader democristiano, Emilio Colombo, al ministero del Tesoro- Bilancio e Programmazione economica e ho poi continuato in funzioni analoghe sempre in collaborazione con ministri di centro e centrodestra".

-Lei si è candidato, in un collegio senatoriale del Lazio, con la Lista Noi Moderati, nell’ambito della formazione politica guidata da Maurizio Lupi, Giovanni Toti e Lorenzo Cesa. Le domando: in una campagna elettorale così radicalizzata, anche se i poli principali, pur non omogenei, sono due, i Cinque stelle reclamano il loro essere il terzo polo, e ci sono tante altre piccole formazioni minori, non c’è il rischio di una dispersione di voti, il rischio di non riuscire a incidere?

"No assolutamente, non c’è alcun rischio di dispersione di voti: anzi c’è bisogno assoluto di differenziare le opinioni pur nella aggregazione di centrodestra,  e ciò proprio per il motivo che lei ha accennato della possibile radicalizzazione delle opinioni contrapposte, che determinerebbe la sostanziale ma inevitabile ingovernabilità".

- Una volta si diceva: si governa dal centro, i moderati sono determinanti. Il vostro essere moderati in che cosa si caratterizza? Nel merito dei problemi e nel metodo politico di confronto con gli altri, intendo.

"Guardi, nella seconda Repubblica si è cercato di superare le difficoltà di quello che negli anni ‘90 veniva chiamato consociativismo, proponendo però un modello che ha accentuato l’antagonismo tra le componenti dell’arco democratico e ha portato sostanzialmente ad una ingovernabilità diffusa, caratterizzata da posizioni contrapposte spesso inconciliabili.

La moderazione sta appunto a significare che ogni divergenza va superata con il confronto tra le forze politiche ed il consenso dei cittadini che ne sono rappresentati evitando le asperità degli scontri e delle incomprensioni".

-Sta facendo incontri, riunioni, immagino: che impressioni ne sta ricavando?

"L’impressione è di trovarmi in presenza di persone che vogliono riprendere una vita normale di lavoro  e di relazioni,  nel benessere del Paese e delle proprie famiglie".

- A parte il programma generale di Noi moderati, Lei presidente ha qualche punto programmatico che intende particolarmente portare avanti in Parlamento?

"Se mi chiama presidente lei evidentemente allude alla mia carriera nel Consiglio di Stato durata più di 45 anni nella quale ho portato molte delle mie convinzioni sulla società e sul diritto.

Quindi, i punti programmatici che intendo portare avanti sono gli stessi che ho condotto nel corso della mia lunghissima carriera nel massimo organo della giustizia amministrativa.

Tra questi le ricordo la mia avversione per il numero chiuso in medicina che mi ha portato ad emanare negli ultimi quattro anni 991 ordinanze a seguito delle quali il numero di posti di studenti di medicina annualmente bandito è salito da 9500 unità a ben 14.500 contribuendo così ad attenuare la scarsità di medici in Italia che sinora è costata tante vite umane nella recente pandemia.

Nel contenzioso sulle carriere di magistrati e professori universitari ho voluto riaffermare l’importanza del merito individuale svincolato dall’appartenenza a determinate correnti di magistrati o di cattedre e scuole. E questi sono solo esempi che potrebbero essere facilmente integrati leggendo le pronunce che ho espresso in tante altre materie quali i beni culturali, la concorrenza, l’ambiente, l’urbanistica e l’edilizia, la contrattualistica pubblica.

Poi anche in materia di web tax

In materia di web tax ho proposto di tassare le compagnie del web in proporzione all’attività rispettivamente svolta e non con una sostanziale cedolare secca. Sulla flat tax mi sono espresso favorevolmente a condizione che siano rispettati i principi costituzionali di proporzionalità e capacità contributiva, riconoscendone le indubbie potenzialità nell’attrarre gli investimenti degli operatori economici italiani ed esteri".

-Veniamo appunto alla questione fiscale: lei ha detto di recente che il problema non è solo quello di tagliare le tasse, ma procedere a una ristrutturazione generale del Fisco. Ci può illustrare per grandi linee il suo pensiero su questo tema cruciale, che investe il secolare (e mai risolto) problema di un sano rapporto (di fiducia reciproca) tra Stato e cittadino contribuente?

"Una possibile riforma fiscale dovrebbe permettere all’ iniziativa economica nascente ed all’impresa media e piccola di esistere e di crescere: un’alternativa alla flat tax potrebbe essere l’introduzione della LLC americana secondo la quale il reddito viene tassato direttamente in capo al socio persona fisica. In questo modo si pagherebbe una sola volta l’imposta piatta senza tassare più gli utili quando se li mettono in tasca gli imprenditori.

Un’altra riforma possibile sarebbe l’istituzione di un TAX DAY In modo da semplificarne le scadenze e renderne più facili gli adempimenti senza dovervi dedicare una parte rilevante del proprio lavoro e delle proprie risorse. Concentrare gli adempimenti tributari in un solo giorno dell’anno eviterebbe l’incubo delle scadenze ripetute che generano ansia sociale dando l’idea di un fisco opprimente e persecutorio e oltretutto inducono all’evasione e riducono il gettito.

Lei, con esperienze di presidente aggiunto del Consiglio di Stato, è la persona adatta per rispondere a questa domanda: che rapporto c’è oggi in Italia tra il cittadino e la legge?

Ricollegandomi agli ultimi concetti espressi dovrei sottolineare che una giusta amministrazione dovrebbe mettere i cittadini in condizione di sentirsi parti e protagonisti del sistema democratico e non sudditi. Un rapporto di questo tipo porterebbe ad una democrazia più effettiva".

-Se dovesse indicare tre gravi problemi da risolvere con urgenza, in Italia, quali indicherebbe?

"La povertà, la denatalità, la criminalità".

-Nel suo fare politica, ha una figura, un modello, di personaggio anche del passato, a cui si ispira?

"Aldo Moro".

-Una domanda che faccio spesso: secondo la Sua visione, di Grand Commis d’Etat, ma anche di neofita di elezioni e contese elettorali, la politica che cosa è: passione, destino, mestiere, servizio, un modo per fare affari?

"Sicuramente nella mia visione non si distacca da quello che ho fatto finora e cioè servizio la cui unica ricompensa è quella della consapevolezza di avere ben operato nell’interesse della generalità dei cittadini.

Ci saranno tantissimi giovani, anche i diciottenni, che voteranno, e per la prima volta in Senato: che appello si sente di fare, per convincerli ad andare a votare?

Le ragioni per cui è bene che i più giovani non si astengano dal voto è che la classe dirigente che nascerà da queste elezioni è quella destinata a dare loro un lavoro e un futuro, e quindi non c’è motivo alcuno per cui essi non se ne debbano preoccupare".

-Secondo Lei il centrodestra è veramente compatto come sembra o cominceranno le divisioni appena si tratterà di decidere sulle varie questioni, e di dividersi i ministeri, appena sarà fatto il governo?

"Il centrodestra è sicuramente compatto, nella misura in cui le sue singole componenti accettino il confronto con le formazioni minori e, addirittura, con l’opposizione, senza tradire però il consenso dato loro dagli elettori.

Berlusconi, Salvini e Meloni (il trio Besame, come una volta c’era il CAF) sono naturalmente politici molto diversi tra di loro: se la sente di ognuno di essi di dire un pregio e un difetto, ovviamente in senso politico?

Sono convinto che pregi e difetti dei leader delle coalizioni, così come quelli delle loro componenti, non possano essere aprioristicamente valutati prima di avere messo in campo nell’attività di Governo le rispettive capacità.

Le faccio notare che tra questi leader c’è anche Maurizio Lupi, che ha un’innegabile brillante e lunga esperienza di governo, e ci sono anche Toti che è Presidente di una importante Regione, Brugnaro che è il Sindaco della più bella città del mondo, e c’è Cesa che è stato deputato europeo.

Li avevo prima citati, ma Lei ha fatto bene a sottolineare i rispettivi ‘’titoli’’ politici e le loro esperienze".


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