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Unical: grida rabbia il mancato accredito del Laboratorio del Centro Sanitario per il processo dei tamponi molecolari
Da oggi la Calabria è considerata zona gialla non tenendo conto che esistono tra le cinque province delle situazioni differenti, circa il numero dei soggetti trovati positivi al Covid-19, con un pesante sbilanciamento numerico riguardante la Provincia di Cosenza.
di Franco Bartucci
Lunedì 10 Maggio 2021
Cosenza - 10 mag 2021 (Prima Pagina News)
Da oggi la Calabria è considerata zona gialla non tenendo conto che esistono tra le cinque province delle situazioni differenti, circa il numero dei soggetti trovati positivi al Covid-19, con un pesante sbilanciamento numerico riguardante la Provincia di Cosenza.
Dal bollettino quotidiano di ieri, domenica 9 maggio, diffuso dal Dipartimento Tutela della Salute della Regione, si rileva che in Calabria, con una popolazione di oltre un milione e novecentomila abitanti, sono stati effettuati 804.919 tamponi, dei quali 743.001 con un solo test, facendo emergere 62.950 casi di persone positive al Coronavirus con 680.051 negativi.

Territorialmente, dall’inizio della pandemia, la Provincia di Cosenza si trova con 7.405 casi attivi, di cui 7.218 in isolamento domiciliare, con 13.695 casi chiusi e 484 deceduti; la Provincia di Catanzaro al momento ha 2. 783 casi attivi, di cui 2.704 in isolamento domiciliare, con 6.488 casi chiusi e 127 deceduti; Crotone si trova con 878 casi attivi, di cui 846 in isolamento domiciliare, con 4.972 casi chiusi e 84 deceduti; Vibo Valentia con 456 casi attivi e 436 in isolamento domiciliare, con 4.692 casi chiusi e 82 deceduti; Reggio Calabria con 2.251 casi attivi e 2.116 in isolamento domiciliare, con 18.937 casi chiusi e 298 decessi.

Sono numeri che pongono la Calabria ed in particolare la Provincia di Cosenza sotto osservazione permanente, soprattutto per la continua evoluzione dei dati in crescita che si stanno registrando nell’arco degli ultimi tre mesi e che denotano un incremento incontrollato dei casi legati a disattenzioni comportamentali delle persone, che finiscono per non rispettare le regole tradizionali sociali suggerite dalle normative sanitarie e sociali vigenti; mentre scarseggia da parte delle autorità un controllo del territorio in modo efficace, come una politica non efficiente per quanto riguarda il rilevamento ed il processo dei tamponi, utili a conoscere lo stato d’infezione in circolazione tra la popolazione.

Non esiste nella provincia di Cosenza un sistema pubblico di rilevamento e analisi dei tamponi in grado di coprire l’intero territorio con sufficienza, se non attraverso laboratori privati non autorizzati con costi rilevanti; mentre è scandaloso quanto sta accadendo al Centro Sanitario dell’Università della Calabria, in attesa di avere da circa un anno, da parte della Regione, il relativo accreditamento per processare 180 tamponi al giorno.

La popolazione della Provincia cosentina è servita al momento da soli tre laboratori di analisi dei tamponi collocati presso l’Annunziata di Cosenza, l’Ospedale da Campo di Vaglio Lise e l’Ospedale di Rossano/Corigliano; mentre è ben nota la notizia che spesso i tamponi, a seguito della rottura dei macchinari o per la mancanza dei reagenti, vengono mandati per le opportune analisi all’ospedale di Catanzaro e addirittura fuori regione, come a Bari e Napoli, per cui spesso accade che i risultati arrivano in ritardo agli appositi uffici delle Asp provinciale non in tempo per le comunicazioni giornaliere.

Tutto questo finisce per confondere i dati giornalieri e penalizzare l’intero apparato medico sanitario calabrese, sempre più sotto processo mediatico regionale e nazionale.

“Mi dispiace sentire che spesso la Calabria va a finire in televisione per la malasanità”, mi scrive in un messaggio WahatsApp una gentile signora di Torino conosciuta lo scorso anno presso le Terme Luigiane. Come non darle torto essendo la situazione abbastanza evidente anche attraverso i titoli dei giornali: “Contagi comunicati a rilento, Di Natale interroga la giunta regionale”; “La burocrazia malata calabrese”, “Sul filo del “giallo”, ma è giallo (vero) sui tamponi…”.

Tutto questo comporta molta rabbia e amarezza pensando al disinteresse totale da parte degli appositi uffici regionali e del Commissario alla Sanità Longo che continuano a non prendere in considerazione la richiesta del Laboratorio di Microbiologia e Sieroimmunologia e Genetica Medica del Centro Sanitario dell’Università della Calabria in grado di processare 180 tamponi al giorno.

Si resta attoniti di fronte a questo silenzio, che spinge ancora una volta oggi a chiedere al Presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, ed al Commissario alla sanità , Guido Longo, del perché non è stato dato corso alla domanda di accreditamento di tale laboratorio presentata il 26 giugno 2020, per essere considerato quale piattaforma per la diagnosi della SARS COV-2 in grado di processare almeno 180 tamponi al giorno? Eppure questo Centro Sanitario ed il suo Laboratorio, con delibera 951 del 5 novembre 2019 e DCA n. 160 del 3 dicembre 2019, a firma del Commissario ad acta alla Sanità regionale, Saverio Cotticelli, aveva ottenuto da parte dell’ASP di Cosenza parere favorevole all’esercizio dell’erogazione di prestazioni dei Settori Specialistici di Microbiologia e Sieroimmunologia e Genetica Medica in quanto in possesso dei requisiti richiesti per l’autorizzazione, che viene confermata il 22 ottobre 2020 dal Commissario Straordinario dell’ASP di Cosenza, dott.ssa Simonetta Cinzia Bettelini, anche in funzione dell’accreditamento precedente già avuto dalla Regione Calabria con D.R 909 del 4 febbraio 2010 per il laboratorio di chimica clinica e tossicologia.

Il 27 gennaio di quest’anno si svolge a Catanzaro, presso l’Assessorato RUI della Regione, un incontro per decidere su chi affidare l’accreditamento relativo ai Laboratori pubblici e privati per l’effettuazione dei tamponi ed il Centro Sanitario dell’Università della Calabria era rappresentato dal suo presidente, prof. Sebastiano Andò (in alto nella foto).

Un incontro che vedeva la partecipazione dell’allora delegato del soggetto attuatore, dott. Antonio Belcastro, e l’Assessore all’Istruzione, Università, Ricerca Scientifica e Innovazione, prof.ssa Sandra Savaglio.

Nella stessa riunione è stato assunto l’impegno, da parte del dott. Belcastro, di predisporre un’ ordinanza nella quale doveva essere inserito, insieme ai laboratori privati censiti, anche i laboratori del Centro Sanitario dell’Università della Calabria.In quella sede fu anche richiesta la riformulazione del questionario aggiornato sulla “preparedness” del Laboratorio del Centro Sanitario dell’Università della Calabria per la diagnosi della SARS COV-2 in Calabria.

La documentazione aggiornata viene inoltrata il 2 febbraio 2021 allo stesso Assessorato per l’ inclusione del Laboratorio del Centro Sanitario dell’Università della Calabria nella lista dei Laboratori accreditati per poter processare i tamponi molecolari Covid-19. Una documentazione rinnovata ancora una volta, alla luce dell’Ordinanza regionale n.15 del 19 marzo 2021, (dal momento che venivano disattesi gli impegni assunti nella riunione del 27 gennaio) con missiva spedita il 24 marzo 2021 ed indirizzata al Presidente Antonino Spirlì, al Commissario Guido Longo, al dott. Giacomino Brancati del Dipartimento Tutela della Salute della Regione, e al dott. Fortunato Verone, Delegato Emergenza Covid-19.

A seguito di tale ordinanza furono accreditati vari laboratori di tutte le Province calabresi tranne che per la Provincia di Cosenza, dove vige al momento, come sopra indicato, un numero abbastanza alto di positivi: 7.405 di Cosenza rispetto a 2.251 attivi di Reggio Calabria, 2.783 di Catanzaro, 878 Crotone e 456 Vibo Valentia. Una pratica di accreditamento che fu avviata nel 2018 dal Rettore Gino Mirocle Crisci e proseguita dall’attuale Rettore, Nicola Leone, non ancora giunta finora ad esaudimento.

Quanto sta accadendo nella Provincia di Cosenza è grave e preoccupante ed il controllo di ricerca del Covid-19 è fondamentale per un’opera di prevenzione e un buon servizio assistenziale sanitario, il cui Laboratorio del Centro Sanitario può dare un suo contributo fattivo nella gestione di tale materia.

La Regione Calabria, così il Commissario alla Sanità, hanno l’obbligo a norma delle leggi vigenti sulla Pubblica Amministrazione, in materia di trasparenza, efficienza e diritto d’informazione istituzionale, di dare delle risposte per rendere efficace il servizio di assistenza sanitaria della nostra Regione. Il non farlo, in questo momento particolare di lotta alla pandemia Covid-19, sarebbe uno schiaffo alle attese che i calabresi vogliono di uno Stato ed una Regione funzionale a garantire quel fabbisogno assistenziale sanitario, reclamato dall’intera collettività regionale, attraverso un rapporto di competenze affidabili e di una responsabile solidarietà pure nei rapporti di gestione amministrativa, che fino ad oggi non è stato ancora avvertito dall’opinione pubblica calabrese e a maggior ragione in campo nazionale, se si guarda ai continui processi mediatici che sono all’ordine del giorno.

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