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Formello: importante focus sulla cultura dopo la pandemia

A Itaca 20.20 si è discusso di cultura, delle sue attuali criticità ideologico-economiche e delle possibili strategie per fronteggiarle. Sono in gioco la piaga del “politically correct”, la controversa Convenzione di Faro, le dissimetrie riscontrate col tax credit e persino le barriere della ZTL.

di Viktorie Ignoto
Lunedì 28 Settembre 2020
Formello (Rm) - 28 set 2020 (Prima Pagina News)

A Itaca 20.20 si è discusso di cultura, delle sue attuali criticità ideologico-economiche e delle possibili strategie per fronteggiarle. Sono in gioco la piaga del “politically correct”, la controversa Convenzione di Faro, le dissimetrie riscontrate col tax credit e persino le barriere della ZTL.

Durante il convegno di Itaca 20.20 tenutosi a Formello, promosso dall' on. Gianni Sammarco (Presidente di “ITACA2.0”) insieme all' on Pino Cangemi (Vice Presidente Consiglio regionale del Lazio) e al Gian Filippo Santi (sindaco di Formello), si è anche discusso sulla cultura reduce dalla pandemia. Maurizio Pizzuto (Responsabile comunicazione Direzione generale Musei Mibact) ha  introdotto e moderato gli interventi della Senatrice Lucia Borgonzoni (Responsabile Nazionale del Dipartimento Cultura della Lega), Antonio Ferraro (Critico cinematografico e autore), Michele Lo Foco (già Consiglio Superiore di cinematografia e dell'audiovisivo) e Valerio Toniolo (Presidente Confcommercio Cultura Roma).

Complessivamente, il quadro che è stato dipinto non è dei più rosei. All'acuto quesito di Maurizio Pizzuto sul “politically correct” nello spettacolo, Antonio Ferraro ha prontamente risposto innanzitutto definendo cos'è il “politically correct”: “E' l'idea che un'elite decida cosa dobbiamo pensare, cosa possiamo vedere, cosa ci può interessare, cosa possiamo dire e cosa non possiamo dire, come dobbiamo atteggiarci nei confronti della vita quotidiana, del sesso, del cibo, della salute.” per poi constatare che in Italia “C'è qualcosa di fortemente irrigimentante che sta piano piano arrivando, ma neanche così tanto piano.”

Critica aspramente l'esistenza di condanne penali a cui può incorrere un “pensatore fuori dal coro”. Ferraro (prendendo come esempio l'ultima commedia di Checco Zalone, “Tolo Tolo”, la cui propaganda perbenista è costata un significativo calo di incassi) ha esposto il graduale “imbastardimento” in cui sta andando incontro la nostrana “Commedia all'Italiana”, che un tempo è stata una delle nostre principali caratterizzazioni culturali che hanno sdoganato l'italianità nel mondo.

Egli ricorda che “Shakespeare, non a caso, ha ambientato le sue commedie in Italia. Noi siamo stati maestri nel mondo di una cosa che poi è finita perché la commedia e la satira, in quanto tale, non deve avere regole. Se ne ha, non fa ridere. Abbiamo cominciato a trasferire titoli di commedia a attori e autori che non sono di commedia, ma in quanto portatori di una narrazione portatrice di valori premasticati”.

Infine egli conclude che: “L'idea di non poter pensare fuori dal coro è come una dittatura, una piaga che ci toglie libertà di fiato. A questo dovremmo stare molto più attenti di quanto crediamo dovremmo esserlo.

La cultura è cultura, non è propaganda.” Alla Senatrice Lucia Borgonzoni Pizzuto ha chiesto quale sia la ricetta per uscire dall' “impasse” che ha portato il covid o se potrebbe trattarsi di un problema di finanziamenti.

Accordandosi con la posizione di Antonio Ferraro, Lucia Borgonzoni, prima ha citato Verdone “il politicamente corretto portato all'esasperazione non fa ridere.” e poi ha constatato che “Non si può più scherzare su niente. Scherzi sulle donne e quindi sei un maschilista, scherzi sull'omosessualità e non và bene perché sei omofobo, scherzi su una regione rispetto a un'altra e non va bene perché ce l'hai coi meridionali o coi polentoni, non puoi scherzare sulle persone di colore altrimenti rischi di essere tacciato di razzismo, questo è l'assurdo a cui siamo arrivati. Scherzare, invece, ci permette di riflettere sulle cose, questo è il bello della cultura.”

Lucia Borgonzoni infligge anche una stoccata alla controversa Convenzione di Faro: “Sono arrivati ad approvarla e ratificarla.

Letta velocemente sembra una cosa bellissima perché si parla della partecipazione delle persone all'interno di quella che è la cura del patrimonio.

Tuttavia, il diavolo si nasconde nei dettagli.” Potrebbe, infatti, diventare un pericoloso strumento con cui affidiamo a terzi la possibilità di censura della nostra cultura. Ha sottolineato, inoltre, che “Coi primi emendamenti post-covid non si è neanche parlato di cultura, spesso e volentieri è una categoria che viene esclusa dagli aiuti e dai sussidi a causa dell'atipicità dei lavoratori.(..) Le spese legate alla cultura dovrebbero essere detraibili, la cultura è come una medicina del nostro cuore, della nostra anima. E' quello che fa crescere i nostri giovani.

La cultura produce tanto del nostro PIL. La Lega è il partito che ha più assessori regionali alla cultura, però questo spesso non si sa.” “Diciamo che la cultura non è solo del centro-sinistra!” ha concordato un sorridente Maurizio Pizzuto, per poi rivolgersi a Michele Lo Foco domandandogli il funzionamento della Legge Cinema.

Lo Foco risponde che “La Legge Cinema funziona abbastanza male” e che “gli effetti di questa legge dopo il covid sono peggiorati pesantemente. Gli incassi sono 1/10 di quello che erano prima.”

Nell'ambito della distribuzione delle sovvenzioni del tax credit tra cinema e tv, Michele Lo Foco dichiara l'esistenza di uno “squilibrio”. Auspica un cinema maggiormente libero: “Abbiamo una serie infinita di ingiustizie, che non fanno certo bene al cinema in particolare. Il cinema ha bisogno di libertà, può funzionare solo se è libero.” Avverte che “Non riusciremo mai a valorizzare produttori indipendenti quando invece questi sono, di fatto, tutti dei produttori dipendenti.” per poi concludere che è necessario porre molta attenzione a “dove vanno a finire i soldi” poiché molte produzioni possono avere una facciata italiana ma poi, di fatto, trasferiscono all'estero tutti gli utili con relativi tributi. “Il 60% delle sale cinematografiche italiane sono in mano a fondi americani e cinesi”.

Maurizio Pizzuto, a questo punto, ha concluso con Valerio Toniolo domandandogli della situazione di Roma attraversata dalla pandemia.

“C'è una distinzione molto grande che dovremmo operare quando parliamo di cultura”, esordisce Valerio Toniolo, “Esiste un privato puro in cultura che si misura col commerciale, con la vendita del biglietto, che non ha paracadute, non gode di assistenza di alcun genere e che è stato violentemente colpito da questa pandemia. Forse a morte.

Non è ancora uscito dalla fase 1. Dobbiamo cercare di unire tutti gli operatori del cinema e dei teatri che generalmente sono divisi da tante gelosie.

C'è una forte mancanza di collaborazione tra pubblico e privato.” Rimprovera che a monte “non si è costruita una strategia organica di ripresa, di riapertura di rilancio di queste attività.” , rilancia la necessità di una defiscalizzazione per gli operatori del settore “su tutti i livelli, dalla luce elettrica al suolo pubblico” e di liberare Roma dalle barriere (dirette e indirette) della ZTL, che, certo, non agevolano la fruizione di cinema e teatri.

“Il settore che si fonda sul rischio ha l'assoluta necessità di ripartire e - specifica - non deve farlo necessariamente attraverso provvedimenti di assistenzialismo a pioggia, ma per mezzo di politiche e incentivi fiscali.” Questa estate, a teatro, è stata registrata la rovinosa perdita di circa 2/3 del pubblico.


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