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Quirinale, Draghi for President
La corsa verso il Colle.
di Mimmo Del Giudice
Giovedì 30 Dicembre 2021
Roma - 30 dic 2021 (Prima Pagina News)
La corsa verso il Colle.

        Draghi al Quirinale, o, come direbbero gli anglosassoni, Mr Draghi for President, non vuole essere uno slogan né l’auspicio di un suo fan. E’ una necessità. Quanto di più opportuno e conveniente per un Paese, l’Italia, che da sempre, o quasi, forse esagerando si potrebbe dire sin dalla fine dell’Impero Romano, è stato considerato subalterno non tanto ai cosiddetti poteri forti, quanto a quei Paesi confinanti o non con i quali ha avuto qualche rapporto. Vale a dire, riferendoci in particolare ai tempi successivi alla seconda guerra mondiale, agli Stati Uniti e all’Europa comunitaria e, per essere più precisi, a Germania, Francia, Inghilterra, ecc. ecc. .

        Tra l’altro, non va dimenticato che l’ex presidente della Banca Centrale Europea è stato chiamato dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a formare un governo in un momento in cui l’Italia, come tutto il resto del mondo era sotto l’attacco di una pandemia che nel nostro Paese ha fatto oltre 130.000 morti e in molti altri Paesi anche di più. Inoltre l’economia andava a rotoli e il governo in carica, il cosiddetto Conte 2, è finito in crisi.                                                  

        Una crisi dalla quale non se ne usciva se non mandando a casa l’ “avvocato del popolo”, come egli amò definirsi. Un avvocato del popolo che un bel dì si svegliò docente di diritto e finì diritto diritto anzi, come si direbbe tra amici, ridendo e scherzando, alla guida del governo del Paese. Colà portato da una molto variegata massa di sconosciuti, anch’essi improvvisamente ascesi nelle onorevoli stanze del Palazzo che avrebbero dovuto aprire come una scatoletta di tonno.

        Scatoletta di tonno che non hanno mai aperto perché, ivi insediatisi, miracolosamente sono quasi tutti passati da cittadini senza alcun reddito a benestanti grazie a un bel gruzzolo da riscuotere ogni mese. E quindi da ipotetici guerriglieri spinti a combattere le storture del Bel Paese a distinti borghesi alle prese con l’effetto sublimante delle storture da raddrizzare.

        Ma torniamo a Mario Draghi.

        Anch’egli da ex presidente della Bce dove con la sua firma sfornava tante bellissime e preziose banconote che dovevano e sono servite a non fare eccessivamente lievitare il debito pubblico dei Paesi della Comunità Europea e in particolare della nostra Italietta, piena di debiti e scarsa di credito, un bel giorno è stato chiamato al Quirinale da quel brav’ uomo di Sergio Mattarella il quale lo ha pregato di formare un governo che consentisse all’Italia di uscire dalle secche in cui si trovava.

        Non sappiamo con quanta gioia Draghi abbia accettato la decisione del Capo dello Stato. Sappiamo, invece, perché è sotto gli occhi di tutti coloro che ci vedono e vogliono vedere, che con la sua guida e il suo prerstigio l’Italietta è diventata un Paese rispettabile e rispettato, con una ripresa che ha del formidabile, nonostante i bastian contrari che non mancano mai e anzi si danno sempre tanto da fare affinché l’Italietta rimanga sempre tale.

        Draghi, dunque, ha operato e continua a operare benissimo da Capo del Governo. Ma, una volta avviato il Paese sulla strada giusta per la ripresa con governanti che sanno come andare avanti, è bene che egli, avendo tutte le qualità necessarie, possa procedere e ascendere all’alto colle del Quirinale, dato che l’occupante attuale, Sergio Mattarella, sta per porre fine al suo settennato. E nessuno più di Mario Draghi può succedergli, date le sue qualità e capacità apprezzate in tutto il mondo e persino da chi fino a non molto tempo fa ci guardava dall’alto in basso.

        Ecco perché Draghi for President non è uno slogan o un auspicio, bensì una necessità che i cosiddetti grandi elettori, coloro cioè cui è demandata la elezione del Presidente della Repubblica, non possono non recepire ed esaudire.


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