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Eccellenze italiane, la “Danza Macabra”, in Val Rendena una tradizione popolare senza tempo.

Estate in Trentino. Migliaia di persone l’altra sera a Pinzolo, cuore e perla della Val Rendena, per la “Danza Macabra” di Simone Baschenis, una piece teatrale di grande coinvolgimento scenico e che da 20 anni ritrova come suoi protagonisti assoluti il regista Brunetto Binelli e l’attore principale Luigi Ottoni.

di Pino Nano
Sabato 20 Agosto 2022
Roma - 20 ago 2022 (Prima Pagina News)

Estate in Trentino. Migliaia di persone l’altra sera a Pinzolo, cuore e perla della Val Rendena, per la “Danza Macabra” di Simone Baschenis, una piece teatrale di grande coinvolgimento scenico e che da 20 anni ritrova come suoi protagonisti assoluti il regista Brunetto Binelli e l’attore principale Luigi Ottoni.

Partiamo dalla premessa di fondo. "La hora è fenita", è uno degli appuntamenti forse più suggestivi dell’estate Trentina, lo spettacolo della “Danza Macabra” che accompagna il celebre affresco dipinto da Simone Baschenis de Averara nel 1539 sulla facciata sud della chiesa di San Vigilio a Pinzolo, e il cui messaggio è un pugno nello stomaco, perché parla della morte che non fa differenze di sesso o di ceto sociale, ma ineluttabilmente colpisce indistivamente tutti. Il vero trionfo dell’eguaglianza, perché arriva un giorno in cui siamo davvero tutti uguali.

L'artista bergamasco – ci racconta il regista dell’opera Brunetto Binelli - lo affrescò nel 1539, dietro commissione della Confraternita dei Battuti di Sopracqua, ovvero dei flagellanti della comunità di Massimeno, Giustino, Pinzolo e Carisolo.

Nel celebre dipinto, Baschenis ha rappresentato la morte non in modo statico, ma concedendole la forma di dinamismo più elegante: quella della Danza. Qui la morte, nella sua instancabile attività, trascina nel suo “Ballo” ogni sorta di persona, dal papa al fraticello, dall'imperatore al fanciullo, dalla gentildonna alla monaca. Senza riguardo alcuno.

Noi c’eravamo l’altra sera davanti alla Chiesa di San Vigilio, e abbiamo avuto il privilegio di assistere ad .un evento di straordinaria efficacia mediatica.Siamo a Pinzolo, nel cuore della Val Rendena, sulle Dolomiti e a due passi da Madonna di Campiglio, e anche quest’anno in piazza migliaia e migliaia di turisti e di residenti locali. Una festa popolare, una tradizione e una sagra di costume, ma anche una pagina di storia che passa ormai di generazione in generazione, che attraversa la vita di questi paesi della Valle, una  sorta di ponte tra passato e presente, o meglio la rievocazione forte e efficace di una pagina di storia locale che diventa piece teatrale di grande coinvolgimento popolare, e che spiega meravigliosamente bene il mistero della morte, partendo da un concetto fondamentale, e cioè che la morte ci riguarda direttamente tutti da vicino e senza nessuna deroga per nessuno.

90 comparse,una macchina organizzativa senza precedenti, si parte ad aprile e si va avanti fino ad agosto inoltrato, una passione fuori dal comune, un acustica da teatro greco romano, perfetta, impeccabile, ma altrettanto le luci di scena e l’allestimento scenografico generale che è sublime, con attorno un’intera comunità in attesa che il corteo funebre apra finalmente le scene, e l’attore protagonista dia il via alla danza.

Il poema della morte, vede ancora quest’anno per il ventesimo anno consecutivo qui a Pinzolo “re assoluto della danza macabra” Luigi Ottoni, attore e interprete straordinario, lui viene dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica «Silvio D’Amico» di Roma, allievo di Orazio Costa e Luca Ronconi dove si diploma con un saggio sull’«Albergo dei poveri» di Maxim Gorkij sotto la direzione di Andrea Camilleri.Un artista che alterna l’attività di attore e di regista in compagnie primarie e per dodici stagioni al Piccolo Teatro di Milano partecipando come interprete della «Tempesta» di Shakespeare per la regia di Giorgio Strehler alla tournée mondiale del 1983/84. Nel 1982 è invitato in Spagna alla Escuela Municipal de Teatro di Saragozza come docente di Commedia dell’Arte, incarico che ricopre per tre anni.

Brunetto Binelli è il invece regista del Filo della Val Rendena, autore di molte opere teatrali portate in scena dalla stessa compagnia. Molte delle sue opere sono legate alla storia, alla leggenda, all' arte, agli usi e ai costumi della val Rendena. Tra le più viste, ci sono: "Come agnelli all'altare" ispirata alla guerra 15/18 combattuta sul ghiacciaio dell' Adamello, "L' uomo del flume" ispirata alla leggenda di San Vigilio, martirizzato in Val Rendena nel 400 d.C. Ma Brunetto Binelli scrive anche commedie comiche dialettali, con lo scopo di mantenere vivo il dialetto e molti modi di dire dello stesso,che altrimenti andrebbero persi.

Ventanni insieme, dunque,ventanni senza mai una pausa, senza mai saltare un appuntamento, Luigi Ottoni e Brunetto Binelli sono un pocker d’assi, che trasformano la radura su cui sorge la Chiesa di San Vigillo, a ridosso del piccolo cimitero di Pinzolo in un teatro all’aperto dove Luigi Ottoni recita da solo per un’ora, senza un attimo di respiro, quasi fiero di poter raccontare cos’è la morte nella vita del mondo.

90 comparse vi dicevo, impossibili da immaginare in un teatro tradizionale, con dei costumi bellissimi curati da Carmen Maturi, e un corpo di ballo di grande esperienza, il Teatro Scuola Danza D.Lab, che la presidente di “Filò da la Val RendenaDaniela Binelli accompagna dall’inizio alla fine di questa straordinaria avventura teatrale.

La rappresentazione inizia all'imbrunire, quando decine di figuranti in costume ritornano ad animare le vie di Pinzolo, con suggestive scene sacre e profane. Un lungo corteo –si legge nella scheda dell’opera diretta da Brunetto Binelli-  accompagna poi le migliaia di spettatori dal centro del paese al piazzale antistante la Chiesa di San Vigilio. Proprio al cospetto della Danza Macabra viene ripercorsa la vicenda di Simone Baschenis di Averara, giunto in Rendena per la prima volta nel 1503 all'età di 13 anni, come garzone del nonno, del padre e dello zio, tutti pittori itineranti di Cristi, Santi e Madonne sulle chiesette della Valle. Ricevuto l'incarico dalla Confraternita di Sopracqua, tornò a Pinzolo nel 1539 per realizzare la sua più famosa opera: la "Danza Macabra" sulla facciata della chiesa cimiteriale.

Uno spettacolo unico nel suo genere, che la provincia autonoma di Trento farebbe bene ad esportare altrove, perché scopriamo per caso che la “danza Macabra” di Pinzolo, tranne che alle Feste Vigiliane di Trento ed una trasferta isolata a Bergamo non ha mai conosciuto palcoscenici diversi.

Ci chiediamo, ma non è anche questo un forte messaggio culturale?

Bastava esserci l’altra sera a Pinzolo per capire quanto una manifestazione così avvolgente e popolare possa giovare al turismo della regione. Un solo dettaglio per il Presidente della Provincia autonoma di Trento: ha idea Presidente di quanto spazio ci sia davanti alla cabinovia di Pinzolo?

Bene, quella sera non c’èra un buco neanche a pagarlo a peso d’ora, perché la “danza Macabra” di Brunetto Binelli, Luigi Ottoni e Antonella Franchini che sulla scena è la madonna, non solo aveva fatto il pieno ma stava anche per travasare oltre, tanta gente c’èra in piazza ad applaudire.

Se posso darvi un’idea suggestiva, allora vi consiglio di pensare finalmente in grande, e di portare la vostra storia e la vostra tradizione scenica a Roma, Milano, Napoli, Palermo, perché altrimenti il rischio, per la gente che vive sulle Dolomiti e in Val Rendena, è di di morire di solitudine per sempre. E sarebbe un grande peccato per tutti.


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