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Famiglia Cristiana: 90 anni dopo la sua nascita, si riparte da Polsi

Festeggiare i 90 anni di un giornale così importante nella vita del Paese come lo è stato e lo è tutt’ora Famiglia Cristiana significa voler dare al Paese il segnale di una sfida culturale che la Chiesa di Francesco intende intraprendere ripartendo proprio dalla Calabria e dalle realtù più segnate dalla criminlaità organizzata.

di Pino Nano
Mercoledì 31 Agosto 2022
Reggio Calabria - 31 ago 2022 (Prima Pagina News)

Festeggiare i 90 anni di un giornale così importante nella vita del Paese come lo è stato e lo è tutt’ora Famiglia Cristiana significa voler dare al Paese il segnale di una sfida culturale che la Chiesa di Francesco intende intraprendere ripartendo proprio dalla Calabria e dalle realtù più segnate dalla criminlaità organizzata.

Un convegno e un gesto simbolico. Famiglia Cristiana, su iniziativa del suo condirettore Luciano Regolo, ha fatto ieri tappa in Calabria, a Polsi, cuore più antico dell’Aspromonte, per celebrare i suoi novant’anni di vita.

Una vera e propria provocazione culturale, questa volta in nome dell’antimafia e della ricerca assoluta della legalità. Lo ha spiegato benissimo Don Luigi Ciotti (a destra in alto nella foto di Giulio Archinà), che ha esaltato “il nuovo corso del santuario della Madonna della Montagna, reso possibile anche dai gesti importanti e rigorosi del vescovo della diocesi di Locri Gerace mons.Francesco Oliva”, sottolineando anche quanto “sia importante l’educazione soprattutto delle nuove generazioni”.

Sulla formazione e sull’informazione si è soffermato il Procuratore aggiunto della dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, magistrato di antica tradizione e di grande equilibrio,Non bastano le inchieste giudiziarie e l’impegno della magistratura per sradicare la Ndrangheta. Chiesa istituzioni e società civile scuola persone comuni, tutti- dice il Procuratore Lombardo- devono fare la loro parte”, combattendo quello che è, ha ricordato Rosy Bindi, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, “l’humus culturale in cui la mafia cresce”.

C’è bisogno però, osserva padre Stefano Cecchin, Presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, “di sottrarre i simboli religiosi alla strumentalizzazione mafiosa”.

Spetta al rettore del Santuario di Polsi, Don Antonio Saraco, raccontare il cambiamento della vita del santuario, cosa che il giovane sacerdote fa con grande semplicità e grande naturalezza: “L’incontro voluto da Famiglia Cristiana oggi qui a Polsi contribuisce a promuovere ancora di più la cultura della legalità, oggi più che mai importante e fondamentale per contrastare questo grande nemico della storia del Paese che è la ‘ndrangheta”.

Infine, Nando Dalla Chiesa, figlio del generale ucciso dalla mafia, che ha ricordato suo padre e quello che suo padre andava ripetendo continuamente prima di essere ucciso: “Serve più mai l’impegno costante nelle scuole, perché scuola, famiglia e parrocchia sono i primi presidi utili per costruire cittadini finalmente liberi dai poteri mafiosi”.

Al termine dell’incontro è stato piantato un albero di castagno al posto del grande albero centenario che era caduto qualche anno fa e all’ombra del quale si tenevano i summit mafiosi.

“Una storia finisce -ha quindi concluso la giornalista di Famiglia Cristiana Annachiara Valle, che ha coordinato il dibattito- e un’altra nuova parte proprio da questo posto così caro ai calabresi e per tanti anni sottratto alla vera devozione”.


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