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Doppi cognomi, addio per sempre alle ricamatrici di iniziali sulle lenzuola

La Corte costituzionale, presieduta da uno degli uomini politici e soprattutto giuristi più preparati d’Europa, Giuliano Amato, ha statuito l’illegittimità delle norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre con riferimento ai figli nati nel matrimonio o anche fuori dal matrimonio. La cosa creerà non pochi problemi.

di Gregorio Corigliano
Venerdì 03 Giugno 2022
Roma - 03 giu 2022 (Prima Pagina News)

La Corte costituzionale, presieduta da uno degli uomini politici e soprattutto giuristi più preparati d’Europa, Giuliano Amato, ha statuito l’illegittimità delle norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre con riferimento ai figli nati nel matrimonio o anche fuori dal matrimonio. La cosa creerà non pochi problemi.

La famiglia di mio padre era composta di dieci figli, tra maschi e femmine, i quali a loro volta, hanno avuto figli, maschi e femmine. I bis-nipoti del nonno, tra i quali almeno cinque miei omonimi, me compreso, tutti figlie femmine. Così è stato ed è, senza alcuna possibilità, ormai, di avere il cognome del capostipite da lasciare a coloro che verranno. Tutte le donne, almeno quelle italiane, non potevano, ex lege, trasferire il loro cognome ai loro figli. D’obbligo, il cognome del papà. Giusto o ingiusto, ognuno si è fatto una ragione. E’ così, punto.

Da qualche giorno, però, quanti hanno a cuore, e non saremmo in pochi, di vedere, se non a leggere, il proprio cognome accanto a quello del marito delle figlie, hanno avuto una sorpresa. La Corte costituzionale, presieduta dal dottor Sottile, uno degli uomini politici e soprattutto giuristi più accorsati d’Europa, Giuliano Amato, ha statuito l’illegittimità delle norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre con riferimento ai figli nati nel matrimonio o anche fuori dal matrimonio.

Insomma, la figlia mette al mondo un figlio, lo chiama Carlo che, per legge, prende il cognome del marito. Quando? Una volta. Adesso non è più così. Appena la decisione della Consulta avrà completato l’iter previsto, Carlo si potrà chiamare col cognome del padre al quale andrà aggiunto anche il cognome della madre. Dovranno essere gli stessi genitori a deciderlo. E, udite udite, potrebbero decidere il cognome solo del padre, i due cognomi e, finanche, solo il cognome della madre.

Ma c’è di più, se non c’è unanimità di vedute, sarà il giudice a decidere.

Intanto qual è il busillis? Direbbe un mio amico matematico, quello al quale chiedi in mezzo alla strada fammi la radice quadrata di 1222 ti risponde immediatamente senza calcolatrice o penne. Mimì è la potenza di due? Certo, se tutti andassimo per i due cognomi, dopo non so quanto tempo – gli esperti dicono almeno una generazione- una persona si troverebbe ad avere ben8(otto) cognomi. Basta fare la prova, per chi di matematica se ne intende, è vedrebbe che è così. Potrebbe succedere anche quanto appare impensabile. Vediamo come. 

Abbiamo detto che il padre e la madre decidono di comune accordo. Se non è comune l’accordo, decide il giudice. Ve lo immaginate, al Sud ed in Calabria, il ricorso al giudice per motivi familiari? Porta passo passo alla separazione prima e al divorzio, dopo. Non v’ha dubbio alcuno.

L’impensabile è che, ai sensi della Corte costituzionale, il principio non varrebbe una volta per tutte. Bensì, ogni volta che nasce un figlio. Davvero? Proprio così. Esempio pratico: sposi Trippa- Pesce. Il figlio numero uno si chiama Carlo Trippa Pesce. Il figlio numero due, Agostino Trippa, il numero tre Giorgio Pesce. I tre figli vanno ad iscriversi ad un corso prematrimoniale e dicono di essere tre fratelli, il segretario del Vescovo non li riconosce come tali perché hanno cognomi diversi.

E fa tre destinazioni distinte e separate. Vanno al municipio e chiedono uno stato di famiglia unico. Lì accade l’imprevedibile: arriva uno stato di famiglia manifestamente diverso rispetto al passato.

In Calabria, poi, sarebbero i papà ad essere contrari, perché contrari al doppio cognome e, soprattutto, al cognome della sola madre. Ammenoché la madre non sia una Agnelli.

Probabilmente, oggi, non avremmo avuto John Elkann, ma Giovanni Agnelli, se ci fosse stata la legge ed il marito di Margherita, figlia dell’Avvocato, lo scrittore Alain Elkann, avesse accettato. Pure in casa Tronchetti Provera, ci sarebbe stata la prosecuzione della dinastia dei Pirelli.

Esempi calabresi non ne facciamo, per evidenti motivi, ma ce ne sarebbero tanti da fare. Lignaggio, ricchezza? Un padre non consentirebbe mai, crediamo. E’ certo, però, che chi usa le sigle del cognome sulla camicia ne potrà mettere finanche tre. D’altro canto, già succede per chi ha il nobiliare “De” che precede il cognome ed il nome. Michele De Benedetti fa ricamare MDB, ovvio. Che può significare anche Michele Donato Benedetti.

Certo se il “De” lo hanno entrambi i genitori? Non si fanno scrivere le iniziali, sarebbe grande la confusione sotto il cielo, pardon, le camicie. Non ci sono, più! Oppure si inventa la moda di scriverne uno da un lato o uno dall’altro. E le ricamatrici dei nomi sulle lenzuola, come usava mia nonna e mia madre? Non ci sono più, anche perché non esiste il laboratorio delle Suore, dove si imparava, eccome, l’arte del cucito, sotto la guida di Suor Giuseppina (terribile, ma un esempio per tutte!).

Intanto, come dice l’autore satirico, Stefano Pisani, “smettiamola di rompere i cognomi”! Chi vivrà vedrà, e forse, pure presto!


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