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Mafia, ES Polizia: bene Viminale e Regione Sicilia parti civili processo omicidio agente Agostino

"Segnale forte che contribuisce alla speranza di riuscire a gettare una luce chiara e definitiva su una vicenda dai contorni ancora oscuri"

(Prima Pagina News)
Venerdì 18 Settembre 2020
Roma - 18 set 2020 (Prima Pagina News)

"Segnale forte che contribuisce alla speranza di riuscire a gettare una luce chiara e definitiva su una vicenda dai contorni ancora oscuri"

“Apprendiamo con soddisfazione che oggi la Regione Sicilia e il Ministero dell’interno hanno formalizzato la richiesta di aggiungersi al Comune di Palermo e molti altri per costituirsi come parti civili nel processo che vede imputati i boss mafiosi Nino Madonia e Gaetano Scotto insieme a Francesco Paolo Rizzuto, amico del poliziotto assassinato, cui l’accusa contesta il favoreggiamento aggravato per l’omicidio dell’agente della Polizia di Stato Antonino Agostino - che stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura contro il giudice Falcone - e di sua moglie Ida Castelluccio”. Così in una nota Vincenzo Chianese, Segretario generale di ES Polizia , he aggiunge: “Questo gesto sarà sicuramente apprezzato di familiari ed innanzitutto da Vincenzo Agostino, il papà del giovane collega familiarmente chiamato Nino che, da quel 5 agosto 1989, non si è più tagliato la barba, come forma di protesta per l’occultamento della verità sul feroce duplice omicidio della nuora – che prima di morire urlò ai killer in motocicletta “io vi conosco” – e del figlio, che fece dire di sé a Falcone – intervenuto al suo funerale insieme a Borsellino: ‘Io a quel ragazzo gli devo la vita’”. “Si tratta certamente di un segnale forte che – conclude Chianese – contribuisce alla speranza di riuscire, dopo ben 31 anni, a gettare una luce chiara e definitiva su una vicenda dai contorni ancora oscuri ed inquietanti, su cui dobbiamo altresì apprezzare la caparbietà di Magistrati come Umberto De Giglio e Nico Gozzo, della Procura generale di Palermo, della Direzione nazionale antimafia e della Dia che, con indagini supplementari, hanno consentito la richiesta di rinvio a giudizio di tre indagati per i quali la Procura di Palermo aveva invece richiesto l’archiviazione”.


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